π”»π•–π•‘π•£π•–π•€π•€π•šπ• π•Ÿπ•– π•”π• π•žπ•– 𝕑𝕒𝕣π•₯𝕖 𝕕𝕖𝕝𝕝’π•–π•€π•šπ•€π•₯π•–π•Ÿπ•«π•’

 


π‘«π’Šπ’Žπ’†π’π’•π’Šπ’„π’‚π’“π’† π’Šπ’ π’‘π’“π’π’‘π’“π’Šπ’ 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐;
𝒂𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒍𝒂 π’π’Šπ’ƒπ’†π’“π’•π’‚̀ π’…π’Š 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 π’Šπ’π’„π’π’”π’„π’Šπ’†π’π’•π’Š,
𝒖𝒏 π’“π’Šπ’‡π’–π’ˆπ’Šπ’ π’…π’Š π’π’‚π’ˆπ’ π’…π’Šπ’Žπ’†π’π’•π’Šπ’„π’‚π’•π’,
π’“π’Šπ’”π’•π’‚π’ˆπ’π’‚π’π’•π’† 𝒕𝒓𝒂 π’ˆπ’π’Š π’‚π’π’ƒπ’†π’“π’Š π’‡π’“π’π’π’…π’π’”π’Š, 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒗𝒂𝒔𝒕𝒆 π’…π’Šπ’”π’•π’‚π’π’›π’† 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒇𝒐𝒓𝒆𝒔𝒕𝒆.
𝑼𝒏𝒂 π’“π’†π’”π’‘π’Šπ’“π’‚π’›π’Šπ’π’π’† 𝒂𝒑𝒑𝒆𝒏𝒂 𝒂𝒄𝒄𝒆𝒏𝒏𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒂 π’‡π’–π’π’“π’Š, 𝒖𝒏𝒂 π’Žπ’π’“π’•π’† π’π’Šπ’†π’—π’† 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒆 π’„π’Š π’”π’Š π’”π’—π’†π’ˆπ’π’Šπ’‚ 𝒄𝒐𝒏 π’π’π’”π’•π’‚π’π’ˆπ’Šπ’‚ 𝒆 𝒇𝒓𝒆𝒔𝒄𝒉𝒆𝒛𝒛𝒂, 𝒖𝒏 𝒄𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 π’…π’†π’Š π’•π’†π’”π’”π’–π’•π’Š 𝒂𝒍 π’Žπ’‚π’”π’”π’‚π’ˆπ’ˆπ’Šπ’ 𝒅𝒆𝒍𝒍’π’π’ƒπ’π’Šπ’.
F.Pessoa, Il libro dell’inquietudine, parag. 433
Riprendendo in mano il Rosariun Philosophorum, nella parte dedicata all’opera al bianco si parla di depressione come dolore dell’anima, mentre nella parte successiva, l’opera al rosso, si accenna alla depressione dello spirito. La prima forma di depressione, puΓ² essere definita “femminile”, Γ¨ la crisi della relazione, della perdita dell’altro, detta anche anaclitica.
L’accento Γ¨ sul nascere e morire che ha il suo culmine con la morte e rinascita della Regina.
Ma la depressione dello spirito, detta anche maschile, Γ¨ legata alla smarrimento, allo sgretolarsi dall’interno.
Scrive A. Vitale:” (...) quando dolore e smarrimento vengono per svelare senza pietΓ  il vuoto, ecco che si realizza la situazione paradossale: noi sperimentiamo la morte da vivi e il vuoto senza precipitare; da allora queste esperienze diventano il pensiero dominante, l’eterno compagno della coscienza. Questa probabilitΓ  di sperimentare morte e vita insieme Γ¨ una situazione propria dell’uomo, forse condanna per la superbia e per il frutto probibito di avere un Io, coscienza e attaccamento a sostegni senza fondamento, ma insieme anche prerogativa esclusiva tra i viventi. La disperata speranza, la crisi impossibile della propria esistenza, la sopravvivenza nella catastrofe, sono i caratteri tragici della depressione, che incide profondamente, scava, sconvolge le fondamenta, ma non uccide; e quando il soggetto puΓ² contemplare la propria sopravvivenza, ecco che la sofferenza si fa conoscenza e questa puΓ² produrre la trasformazione della persona e del mondo, la metanoia.” (Solve coagula,p.206).
L’individuo e l’esistenza dell’intera umanitΓ  evolve per crisi, come l’universo per una esplosione, morte e dolore sono la chiave della crescita individuale.
Ancora Vitale:
“Il depresso anela al rinnovamento e perciΓ² spesso vuol morire, preso tra un’indicibile confusa nostalgia di un’altra condizione e l’insopportabile presente. In quel vuoto spazio di dolore e di conoscenza, l’informe Γ¨ illimitato spazio-origine di ogni coscienza, che Anassimandro chiama apeiron, informe ma suscitatore di forme, nasce il rinnovamento della vita e la trasformazione dell’essere:dal dolore la conoscenza.” (A. Vitale, Solve coagula, p.207)
Concludo con le parole di Hillman:
“Non ci puΓ² essere nella vita di una persona un fatto piΓΉ potente di una depressione o di una passione amorosa. “
G. Casagrande, Intervista a J.Hillman

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